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La realtà virtuale ci farà stare meglio?

La realtà virtuale può tramutarsi da semplice esperimento di entertainment a leva in grado di modificare la nostra esperienza reale? O, meglio, le percezioni in realtà virtuale possono condizionare il benessere reale delle persone affette da disturbi da ansia e stress?

La domanda non è certo di facile riscontro, ma negli ultimi anni Andrea Stevenson Won, assistente professore di Comunicazione presso il College of Agriculture and Life Sciences, e direttore del Virtual Embodiment Lab, ha lavorato alacremente per poter comprendere come le persone immerse nella realtà virtuale possano gestire e trattare il dolore della vita reale.

Realtà virtuale, un utile percorso per alleviare le sofferenze

Secondo il ricercatore, la realtà virtuale può offrire una utile speranza nei confronti di tutti coloro che sono alla ricerca di un modo per alleviare l’angoscia determinata dalla presenza di condizioni di stress fisico e mentale. Per coloro che – ad esempio – soffrono di disagi acuti e costanti, la realtà virtuale può creare una sensazione di positiva “distrazione” per la mente, mentre chi soffre di traumi determinati dall’aver vissuto situazioni particolarmente “forti”, la realtà virtuale potrà aiutare a rivivere le stesse condizioni scatenanti, ma in maniera psicologicamente sostenuta.

Partendo da ciò, Won sta esplorando con attenzione come le interazioni fisiche e sociali in ambienti mediati possano influenzare le percezioni delle persone.

Mi interessa l’idea che puoi trasformare i tuoi movimenti – vedere te stesso fare qualcosa di diverso da quello che stai facendo nella vita reale – e questo potrebbe aiutare ad alleviare il dolore cronico e acuto.

dichiara Won.

Gli studi pilota nel laboratorio di Won in collaborazione con le cliniche della Stanford University hanno mostrato risultati promettenti. La sua ricerca sul dolore cronico ha esaminato in precedenza due tipi di afflizioni: la sindrome dolorosa regionale complessa, una forma rara di dolore cronico che si sviluppa tipicamente dopo un infortunio, un intervento chirurgico, un ictus o un attacco cardiaco ma che è sproporzionato rispetto alla gravità della lesione iniziale e persistente dolore facciale idiopatico, una condizione simile che si verifica in faccia.

Come sfruttare la VR per generare benessere

Con la premessa di cui sopra, Won ritiene di poter affrontare condizioni acute e traumi in maniera positiva, fornendo ai pazienti un feedback visivo sulle loro azioni. Usando la VR, in altri termini, i pazienti possono vedere se stessi muoversi in modi che non potrebbero replicare nella vita reale, e il loro cervello potrebbe utilizzare quel feedback per ricreare la propria immagine corporea.

Secondo Won, questo feedback visivo “fasullo” può avere il positivo effetto di determinare un cambiamento nel modo in cui le persone con condizioni croniche, come il dolore al collo, riescono a spostarsi. Ingannando il cervello con esperienze virtuali, i risultati potrebbero portare sollievo duraturo nel mondo reale.

In particolare, Won dichiara di aver modellato il suo approccio basato sulla realtà virtuale sul concetto di riscontro visivo a specchio, sviluppato a metà degli anni ’90 per aiutare le persone a far fronte al dolore degli arti fantasma, e in particolare nei casi in cui sentivano che un braccio o una gamba amputata fossero bloccati in una posizione scomoda. Il riflesso di una mano o una gamba virtualmente esistente ingannava il cervello del paziente pensando che la parte mancante si stesse muovendo, generando disagio.

Con questo incipit, Won ha ricordato come i trattamenti in realtà virtuale per la gestione del dolore, del trauma e del disturbo da stress post-traumatico si sono già dimostrati efficaci. E che, insieme a una tecnologia sempre più accessibile e a prezzi più bassi, questo successo ha ispirato un crescente numero di ricercatori a esplorare nuovi percorsi per trattare una miriade di condizioni cliniche.

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