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La realtà virtuale ci sta deludendo?

Hilmar Veigar Pétursson, CEO di CCP Games (responsabile – tra l’altro – di Eve: Online), non è stato particolarmente ottimista sullo sviluppo della VR, affermando che la propria azienda non vede di buon occhio il futuro per la realtà virtuale. “Ci aspettavamo che la realtà virtuale facesse molto meglio” – ha detto Pétursson durante un’intervista su Destructoid pochi giorni fa, aggiungendo che “non si può costruire un business su questa tecnologia”. Certo, c’è la possibilità che l’azienda possa tornare indietro sui suoi passi, ma per il momento è difficile smentire in maniera netta i dati a loro disposizione, che dimostrano come l’adozione della VR sia stata lenta, anche tra gli appassionati. “La cosa importante è che dobbiamo vedere le metriche per gli utenti attivi di VR. Molte persone hanno comprato i visori solo per provarli. Ma quante di queste persone sono attive? Abbiamo scoperto che, in termini di dati, molti utenti non lo erano più”- ha aggiunto Pétursson.

Ma per quale motivo il CEO è così impietoso, e perché molti analisti sembrano dargli ragione? In buona sostanza, Pétursson ricorda come la VR avrebbe dovuto rappresentare una rivoluzione, con aziende come Oculus che hanno aperto la strada a un modo completamente nuovo di immergersi in ambienti digitali per giocatori e non giocatori, ma come l’eccitazione iniziale si sia notevolmente raffreddata. I media hanno contribuito cavalcando diversi cicli di previsioni ottimistiche, ma alla realtà dei fatti le prospettive non sembrano essere state pienamente rispettate.

E Facebook? Certo è che Mark Zuckerberg non manca di tornare sulla “sua” realtà virtuale ad ogni occasione. tuttavia, i critici sottolineano che l’approccio di Facebook / Oculus alla VR non sia stato dei “furbi”. Se Facebook avesse realmente voluto affermare una propria decisiva presenza nella realtà virtuale, il miglior percorso possibile sarebbe stato lo stesso che ha seguito nel mobile: lanciare un servizio predisposto e disponibile su tutti i dispositivi, finanziato dalla pubblicità, e non intestardirsi su un visore che – forse – solo nel 2019 troverà effettiva convenienza e distribuzione.

Palmer Luckey, il fondatore di Oculus, è ora impegnato in altri progetti mentre il co-fondatore Brendan Iribe ha appena lasciato l’azienda. Diversi studi di primo piano hanno inoltre chiuso o cessato di porre in essere sforzi per la VR, come Viacom e AltspaceVR, mentre Microsoft non sembra così entusiasta di integrare la VR sulla Xbox, cosa che invece non ha fatto Sony, che si è vantata delle vendite del PSVR, che hanno raggiunto i 3 milioni in due anni, ma su 82 milioni di unità PS4 nelle mani dei propri clienti (tenendo presente che Microsoft ha venduto 35 milioni di Kinect ma, comunque, ha interrotto lo sviluppo del prodotto). Con hardware ingombranti, requisiti assurdi per PC, e quasi nessun titolo AAA per attirare i curiosi nel mondo dei VR, sta diventando sempre più improbabile vedere nel breve termine un importante passaggio alla realtà virtuale.

Dunque, che futuro per la realtà virtuale? A ben vedere, lo sviluppo di una nuova generazione di realtà virtuale accadrà solo quando la barriera all’ingresso verrà a cessare e, dunque, quando saranno disponibili visori più semplici: la maggior parte delle persone non vuole indossare visori ingombranti, anche in privato, e non c’è bisogno di avere “killer app” per VR se le condizioni sono quelle attuali.

Insomma, le basi sono buone (quasi tutti quelli che hanno provato un visore VR la definiscono una buona esperienza), ma lo sviluppo è molto incerto, e solo con le nuove generazioni di visori riusciremo a capire se, effettivamente, siamo dinanzi a una tecnologia rivoluzionaria o meno.

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