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LA REALTA’ VIRTUALE PUO’ E DEVE FARE DI PIU’

Unseen_Diplomacy

Unseen Diplomacy.

Vogliamo parlarvi di un gioco che è interessante sotto molti punti di vista e che, per una volta, non sono solo quelli che possiamo pensare.

Unseen Diplomacy” è un progetto della Triangular Pixels, uno studio di sviluppo software guidato da Katie Goode, che ci mette nei panni di un agente segreto che ha il compito di infiltrarsi all’interno di installazioni molto ben protette. Per farlo dovrà strisciare attraverso tubi e pertugi in modo da passare inosservato e noi giocatori dovremmo, a nostra volta, “strisciare”, anche se in realtà useremo lo spazio della nostra camera o della stanza dove ci troveremo a giocare, per far compiere al nostro avatar tutte le azioni di cui dispone.

Uno stealth game con tutti i crismi del caso che ci saprà intrattenere ad un prezzo diremmo di tutto rispetto: 2 euro e 50 centesimi circa su Steam.

Ma l’interesse che dimostriamo verso questo prodotto è legato all’attenzione particolare che la Triangular Pixels ha messo nell’idea, o meglio nell’approccio che il gioco vuole avere al pubblico.

Unseen Diplomacy” è stato infatti ideato, realizzato e proposto con l’intento di agevolare anche i portatori di handicap o di disabilità in generale, grande o piccola che essa sia.

Unseen_Diplomacy_2

Ogni singolo aspetto del gioco è in grado di modificarsi a seconda della necessità che l’utente che lo sta usando possa avere.

Alcune necessità le potremmo decidere noi dal menù di partenza del gioco mentre altre sono già state considerate in fase di sviluppo come il fatto che molti degli enigmi e dei relativi indizi non sono solo basati su colori, suoni o l’uso particolare di luci ma sono gestiti in diverse maniere in modo da renderli accessibili anche a chi dovesse esser sordo o daltonico e con altri problemi legati alle percezioni.

Allo stesso modo sono state considerate le problematiche di chi è bloccato su una sedia a rotelle o che possa avere qualsiasi altro tipo di problemi motori. Il gioco infatti, di natura, da il suo meglio in uno spazio di 4 metri per 3 ma i programmatori sono stati abili a modificare l’intera struttura del gameplay per superare anche questa difficoltà ed offrire la massima esperienza possibile ad ogni tipo di utente che voglia provare “Unseen Diplomacy” .

Tutto questo è estremamente positivo non solo perché mostra un utilizzo della Realtà Virtuale ad un livello molto più elevato ma soprattutto perché tenere in dovuta considerazione questi aspetti, con una ottimizzazione rifinita per portatori di handicap, è in grado di offrire un’esperienza migliore anche a chi ha la fortuna di essere in buona salute e non avere limiti di sorta.

Bilanciare l’esperienza, studiare vie diverse da offrire, proporre spunti di gioco da proporre con diverse meccaniche non solo permetterà a chiunque di giocare, estendendo davvero ad ogni livello possibile e pensabile questo termine, ma dimostrerà anche che la Realtà Virtuale non dovrebbe avere barriere e che dovrebbe essere un’esperienza per tutti, ma davvero per tutti.

Nella realtà di tutti i giorni le barriere di diversa natura impediscono molto spesso di avere una buona qualità della vita e questo non è accettabile. Tante volte siamo impotenti di fronte a situazioni difficili e altro non possiamo fare se non arrabbiarci, ma almeno in un mondo digitale dobbiamo, è davvero necessario, avere la forza e la capacità di coinvolgere tutto il mondo.

Certo non sarà una rivoluzione in grado di stravolgere l’universo che conosciamo, ma potrebbe davvero dare il là ad una maggiore presa di coscienza da parte di sviluppatori e case di produzione.

La Realtà Virtuale ha il dovere di dimostrare che può impegnarsi nell’offrire soluzioni nuove volte al superamento dei limiti che una vita, spesso ingiusta e cattiva, ci impone.

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