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VR SICKNESS: cos’è e come affrontarla

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VR Sickness.

La Realtà Virtuale sarà di certo un grande passo avanti ma è giusto dare un’occhiata anche a quello che di negativo questa nuova tecnologia potrebbe portare. La domanda infatti da porsi è: quali potrebbero essere gli effetti che l’ambiente simulato della VR potrebbe avere su di noi e sulle nostre sensazioni? La risposta è semplice e si riassume in due parole: VR Sickness o, in parole semplici, “Disturbo da VR”.

Diciamo subito che al momento non dobbiamo allarmarci eccessivamente o meglio, dobbiamo dare il giusto rispetto a questo disturbo che potrebbe insorgere ma che, come i disagi legati ai giochi in “Prima Persona”, potrebbe non colpire buona parte dei giocatori ma essere limitata ad una parte di noi. Di certo va detto che tutti gli utenti che si affacceranno a questa nuova tecnologia saranno esposti, chi più, chi meno, a questo problema.

Ma nel dettaglio di che cosa si tratta: in pratica è una versione moderna del “Disturbo da Movimento” (cinetosi) che ha colpito l’uomo sin da quando ha iniziato ad utilizzare veicoli, di qualsiasi tipo essi siano, per spostarsi. Nausea, senso di sfasamento, capogiri, debolezza, e a livelli più alti, disturbo della visione e della percezione del senso di posizione. Questi, in breve, i sintomi che presenta questo disturbo.

Il problema sembrerebbe insorgere a causa delle lenti usate dai diversi tipi di visori., che esporrebbero gli utenti ad un “bombardamento” ad alta definizione che costringe il nervo ottico ad uno stress eccesivo, interferendo con i “sensori” di posizione che abbiamo nel nostro orecchio. Questa combinazione di eventi è alla base della VR Sickness.

Ma, così come si è delineata la “malattia” così sembra già profilarsi la “cura”. Dato che il nocciolo del problema sono le lenti, i ricercatori si sono concentrati sullo studio di un modello di lenti “smooth”ovvero che posano proiettare le immagini in ambiente virtuale nella maniera più morbida e naturale possibile.

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Lente di Fresnel

In pratica i nuovi studi aiuterebbero le lenti a gestire le transizioni dei frame in maniera continuativa e senza “scatti” eccessivi che sarebbero alla base dell’insorgere del disturbo.

Il problema più grande con gli attuali visori di VR è che la risoluzione degli schermi non è nitida a sufficienza per la tipologia delle immagini in movimento. Gli oggetti si confondono, in ritardo, e questa cattiva transizione crea delle difficoltà sia alla corteccia visiva che al sistema uditivo, dato che i visori di VR hanno sia un sistema di lenti che un audio 3D che viene riportato in cuffia. Un esempio pratico: gli attuali display non riescono a sfocare lo sfondo quando un utente si concentra su un singolo oggetto, mentre la visione “vita reale” fa esattamente questo.

I test su alcuni soggetti sono già stati avviati ed hanno dato risultati più che confortanti. Tutti gli utenti che hanno provato le nuove lenti non hanno risentito di alcun effetto collaterale, potendo utilizzare per ore ed in maniera sicura gli hardware dedicati alla Realtà Virtuale.

Questo progetto potrebbe, oltre a risolvere il problema direttamente legato alla VR, anche essere di aiuto a tutti coloro che sembrano soffrire di diverse patologie legate all’utilizzo della tecnologia.

Oltre a questo ci sono anche in cantiere una serie di progetti che possano offrire delle soluzioni alternative alle lenti degli Headset di VR potendo così aprire nuovi orizzonti e nuove possibilità.

Qui sotto Chandana Ekanayake, della Uber Entertainment, durante un seminario, discute sulle “best pratices” per eliminare i principali disturbi della Realtà Virtuale :

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